Adina
Soggetto

Adina, farsa in un atto su libretto del marchese Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini, fu rappresentata per la prima volta al Teatro de San Carlos di Lisbona il 22 giugno 1826.

Interpreti della prima rappresentazione furono Jõao Oracio Cartagenova (Califfo), Luiza Valesi (Adina), Luiz Ravaglia (Selimo), Gaspar Martinelli (Alì), Filippe Spada (Mustafà).

L’autografo è conservato presso la Fondazione Rossini di Pesaro.

L’opera fu composta durante l’estate del 1818 a Bologna, su commissione di un ufficiale portoghese.

 

Quadro primo

A Bagdad, nel serraglio del Califo.

Nei giardini del serraglio. E’ il giorno fissato per le nozze fra il maturo Califo e la giovane Adina; tutti inneggiano alla lieta circostanza. Di queste nozze è del tutto ignaro il giovane arabo Selimo, innamorato di Adina; egli ha appreso che la fanciulla è prigioniera presso il serraglio del Califo, e gioisce al pensiero di poterla presto rivedere. I due giovani, innamorati fin dall’adolescenza, erano ormai prossimi alle nozze, quando furono tragicamente divisi dai briganti, che tramortirono Selimo e rapirono Adina. Nel tentativo di avvicinare la giovane, Selimo si avvale della collaborazione del giardiniere del serraglio, Mustafà, che è insieme lieto dell’oro ricevuto e timoroso di essere scoperto. Accolto festosamente da tutti, fa il suo ingresso lo stesso Califo, che annuncia pubblicamente le nozze, suscitando la disperazione di Selimo, che si ritiene tradito dalla sua promessa sposa. Il Califo dispone gli ultimi ordini per i festeggiamenti, e rivela al suo confidente Alì il segreto della sua passione per Adina; la giovane schiava, infatti, gli ricorda un’altra fanciulla, Zora, della quale, in gioventù, si era perdutamente innamorato. Le progettate nozze con Zora furono tuttavia impedite dalla sorte, poiché il Califo, impegnato in una battaglia presso Medina, venne tratto prigioniero dal nemico, e, una volta libero, non riuscì più a rintracciare l’amata. Quando Adina venne ceduta come schiava al Califo, proprio la straordinaria somiglianza con Zora suscitò una nuova passione nel seno del sovrano, che tuttavia mostrò verso la virtù della schiava un profondo rispetto. L’iniziale disperazione della giovane per lo stato di schiavitù, e la sua naturale ritrosia vennero progressivamente vinte dall’affetto e dalla compassione del Califo, che ne ebbe in premio la mano dell’amata. Entra così la stessa Adina, recando con sé un cesto di fragole appena colte, e riflette sui suoi veri sentimenti; il suo pensiero infatti non può mancare di rivolgersi al compagno della sua adolescenza, che crede morto. Acclamata da tutti, e in procinto di diventare sovrana, essa nutre verso il Califo sentimenti di affetto sincero e di eterna gratitudine, ma non di amore. Ecco però che Mustafà, accostatosi alla padrona e riuscito a rimanere in disparte con lei, le annuncia che Selimo è vivo e che si è introdotto nel serraglio. Immensi sono il turbamento e la gioia di Adina nel rivedere l’amato; ingiusti sono i rimproveri che egli le muove; Adina, che lo credeva morto ed era prigioniera, è pronta infatti ad abbandonare il serraglio e a fuggire con lui. Selimo incarica Mustafà di disporre ogni cosa per la fuga.

 

Quadro secondo

Appartamento nel serraglio. Adina è profondamente turbata nel rivedere il Califo; gli chiede di concedere al suo dolore un’altra notte di riflessione prima di compiere le nozze. Non meno turbato è il Califo, che non sa individuare la causa di quella dilazione e intuisce un inspiegabile cambiamento nell’atteggiamento della promessa sposa. E’ Alì, che giunge invano per esortare il sovrano ad affrettare la cerimonia, a mettere il Califo sulla giusta strada: egli infatti sospetta un inganno, avendo appreso che Adina ha avuto un lungo e animato conciliabolo con un ignoto schiavo in giardino, e che uno sconosciuto pescatore stava celato presso il serraglio con la sua imbarcazione. Agitato da opposti sentimenti di dolore, gelosia, ira, il Califo ordina di sorvegliare tutte le uscite del serraglio.

 

Quadro terzo

Luogo remoto vicino al serraglio in cui scorgesi un ramo di fiume. E’ ormai notte, e Selimo aspetta fremente l’arrivo della fuggitiva. Preceduta dal pavido Mustafà, appare la stessa Adina, che, nonostante la gratitudine verso il Califo, ha scelto di seguire le voci del cuore. Si ricongiunge così a Selimo, e i due innamorati, confidando nella complicità dell’oscura notte, si dirigono verso il fiume. Un colpo di fucile annuncia però che la spiaggia è presidiata da soldati, e che la fuga è scoperta; lo stesso Califo giunge a cogliere in flagrante i fuggiaschi; e la sua ira viene ancor più stimolata dal coraggio di Selimo e dalle implorazioni di Adina; la notte di speranza si trasforma per tutti in una notte d’orrore.

 

Quadro quarto

[Appartamento nel serraglio]. Alì riflette sulla volubilità dell’animo femminile, che ha spinto Adina a rifiutare un trono per amore di uno straniero. Nonostante il Califo non voglia riceverla, Adina riesce ad eludere la sorveglianza e ad inginocchiarsi ai piedi del sovrano, per chiedergli perdono, implorando inoltre la grazia per l’uomo che ha amato fin dalla più tenera età; furente di gelosia, il Califo ordina invece di affrettare il supplizio del rivale. Adina, sconvolta, smarrisce i sensi, e, nel cadere a terra, perde un monile che portava con sé; intenerito da tanto dolore, il Califo è anche incuriosito dal monile, nel quale non tarda a riconoscere il dono che egli stesso aveva fatto tanti anni prima all’amata Zora, e che reca l’effigie giovanile dello stesso sovrano. Non a caso, dunque, le sembianze di Adina richiamavano alla mente del Califo l’antica fiamma; il monile consente di individuare nella fanciulla il frutto di quella focosa passione giovanile; e lo stesso Califo si affretta personalmente a fermare l’esecuzione di Selimo. Vegliata dai cortigiani, Adina riprende i sensi, e si dispera al pensiero della prematura fine dell’amato. Ma ecco che accorrono a lei il promesso sposo e il genitore, alla cui paternità aggiunge ulteriore testimonianza il nome della madre di Adina, finora da questa mai proferito, Zora appunto. Gli affanni del passato sono dunque solo un ricordo per la fanciulla, a cui si dischiude un futuro rischiarato dal coronamento del suo amore e dal conforto della figura paterna.