Ciro in Babilonia
Soggetto

Ciro in Babilonia, dramma con cori in due atti su libretto di Francesco Aventi, andò in scena al Teatro Comunale di Ferrara il 14 marzo 1812.

Interpreti della prima rappresentazione furono Eliodoro Bianchi (Baldassare), Maria Marcolini (Ciro), Elisabetta Manfredini Guarmanni (Amira), Anna Savinelli (Argene), Giovanni Layner (Zambri), Francesco Savinelli (Arbace), Giovanni Fraschi (Daniello).

Il manoscritto autografo è perduto. Il soggetto deriva, con molte licenze, dal Libro di Daniele ossia dalle Sacre Scritture.

 

Atto primo

Reggia di Baldassare. La storia è tratta con molte licenze da varie fonti tra cui soprattutto l’Antico Testamento (Libro di Daniele, 5). Baldassare, re di Babilonia, è assediato nella sua capitale da Ciro, re di Persia, che conduce la guerra con l’aiuto dei Medi. Durante una sortita nel campo nemico Baldassare riesce a impadronirsi della moglie di Ciro, Amira (accompagnata dalla sua confidente Argene), e del loro figlioletto Cambise. Invaghitosi di Amira, Baldassare le propone di sposarlo immediatamente; quando lei si rifiuta la minaccia di morte. Argene e Amira possono però contare sull’aiuto di Arbace, generale di Baldassare nato in Persia e innamorato di Argene.

Esterno delle mura di Babilonia. Nel campo di Ciro, che pensa a come riprendere figlio e moglie, giunge Arbace, il quale annuncia che proporrà a Ciro uno stratagemma per entrare in Babilonia.

Reggia di Baldassare. Baldassare viene a conoscenza che Ciro gli ha inviato un messo. È questo lo stratagemma di Arbace: il messo è lo stesso Ciro travestito. Gran sala d’udienza. Ciro nei panni di ambasciatore propone di togliere l’assedio a Babilonia in cambio di Amira e Cambise. Baldassare è pronto a concedere il figlio ma non Amira. Ciro allora promette che persuaderà Amira, per il suo bene e quello di Cambise, a sposare Baldassare («almeno la rivedrò così», dice tra sé). Entra Amira che nel vedere Ciro si emoziona e a stento il marito riesce a non farsi riconoscere. Baldassare finge allora di uscire e assiste celato al colloquio tra Ciro e Amira. Ciro, che sa che Baldassare ascolta, prova a convincere Amira a sposare il suo rivale; Amira non comprende il suo atteggiamento e, non volendo, tradisce il travestimento del marito. Rientra Baldassare che fa imprigionare Ciro, oramai riconosciuto.

 

Atto secondo

Reggia di Baldassare. Dietro istanza di Argene, Arbace promette di cercare di ricongiungere Amira e Ciro, facendo sì che lei possa visitarlo in carcere.

Prigione sotterranea. Ciro riflette sulla sua sorte e promette che se sarà mai liberato per intercessione del «Dio d’Israello» a sua volta libererà i prigionieri ebrei e permetterà il loro culto. Entra Amira e i due si uniscono in un duetto d’amore, interrotto dal sopravvenire di Baldassare (con le sue guardie), che di nuovo minaccia morte a entrambi e li separa.

Reggia di Baldassare. Zambri, principe babilonese fedele a Baldassare, preannuncia ad Argene che lei e Amira dovranno presenziare al convito di Baldassare la notte stessa. Nella Gran sala in cui si tiene il convito tutti i maggiorenti babilonesi siedono con Baldassare alla tavola, adorna degli arredi sacri del Tempio di Gerusalemme. All’atteggiamento blasfemo di Baldassare tuoni e lampi interrompono il banchetto: e una mano disegna sul muro le parole misteriose «Mane, Thecel, Phares». Tutti guardano con orrore; Baldassare fa subito chiamare i suoi Magi per interpretare i segni. Insieme ai Magi si presenta Daniello, profeta ebreo, che così spiega la scritta sul muro: per colpa dell’ingratitudine di Baldassare e della sua stirpe al «Dio d’Abramo», giunta fino alla distruzione del Tempio e alla profanazione degli arredi sacri, il regno assiro sarà diviso tra Medi e Persiani; Babilonia distrutta; Baldassare sconfitto e ucciso la notte stessa. Alla disperazione di Baldassare i Magi replicano che per allontanare il funesto presagio basterà offrire in sacrificio agli Dei Amira, Ciro e Cambise. Baldassare non vorrebbe la morte di Amira, ma cede al parere dei Magi. Daniello rimasto solo commenta che Ciro, lungi dal morire, sarà re in Babilonia e «ministro dell’eterno sdegno». Amira viene intanto messa al corrente della sentenza: le sue preoccupazioni non sono per sé, bensì per Ciro e Cambise.

Reggia. Zambri, dal canto suo preoccupato per gli avvenimenti, viene richiesto da Argene di intercedere per Amira, Ciro e Cambise; le replica che oramai è tardi: Baldassare è chiuso in se stesso e non ascolta più nessuno.

Gran piazza di Babilonia. È tutto pronto per il supplizio di Ciro e della sua famiglia, alla presenza di Baldassare che vuole affrettare l’esecuzione. Ciro dà l’estremo addio alla vita, e il convoglio dei condannati esce di scena mentre Baldassare si avvia verso la Reggia. Ma proprio nella Reggia, poco dopo, Zambri riferisce di come le schiere nemiche siano entrate in città e fino nella stessa residenza reale profittando del sonno di Baldassare. Prova la riscossa, si imbatte in Ciro e Arbace che conducono i soldati persiani e medi; Ciro risparmia Zambri, seguendo però i desideri del Dio d’Israele ordina che si stermini tutta la famiglia di Baldassare. Argene intanto dà ad Arbace motivo per sperare nel suo amore, e tutti, vincitori e vinti (questi ultimi incatenati), si ritrovano nella Gran piazza di Babilonia dove si celebra il trionfo di Ciro.