Die Schuldigkeit des ersten Gebots (Mozart)
Soggetto

Die Schuldigkeit des ersten Gebots, cantata spirituale su libretto di Ignaz Anton Weiser, fu rappresentata per la prima volta al Palazzo dell’Arcivescovado di Salisburgo il 12 marzo 1767.

Interpreti della prima rappresentazione furono Joseph Meissner (Cristiano), Anton Franz Spitzeder (Spirito cristiano), Maria Anna Fesemayrin (Spirito mondano), Maria Magdalena Lippin (Misericordia), Maria Anna Braunhoferin (Giustizia). L’autografo è conservato nei fondi della Biblioteca Reale d’Inghilterra (Castello di Windsor).

 

Il luogo della rappresentazione è un posto ameno presso un giardino e un piccolo bosco.

Un tiepido Cristiano sta dormendo fra cespugli fioriti. Accanto a lui la Giustizia, la Misericordia e lo Spirito cristiano sono impegnati in una discussione: lo Spirito cristiano, accorato per la salvezza dell’anima dei mortali, intercede presso la Giu-stizia. Ma quest’ultima risponde di non potersi mostrare comprensiva nei confronti delle anime immeritevoli della grazia, poiché il suo compito è quello di premiare i giusti e punire i colpevoli. Lo Spirito cristia-no si rivolge allora alla Misericordia, invocando il suo soccorso contro lo Spirito mondano, che conduce schiere di uomini alla perdizione, dissimulando con l’illusione peccati e pericoli.

La Misericordia obietta che gli uomini si perdono per mancanza di volontà, perché non adempiono all’obbligo del primo comandamento: ama il Signore Dio tuo. Gli uomini invece, osservano Misericordia e Giustizia, vengono meno a questo, che è un obbligo di ragione e di natura, preferiscono cedere a lusso, voluttà, egoismo, presunzione, senza considerare cielo e inferno, morte e giudizio finale. Dunque, in mancanza della volontà dell’individuo, la Giustizia non può assolvere, la Misericordia non può trovare pietà.

Lo Spirito cristiano non può non convenire su queste giuste argomentazioni. Tuttavia non si rassegna all’idea che non sia possibile trovare alcun rimedio alla leggerezza umana, ad esempio mostrando ai peccatori la vista dell’inferno per ridare loro il lume della ragione; si mandi almeno lo-ro una severa esortazione. La Misericordia e la Giustizia cedono a quest’ultima richiesta, purché rimanga chiaro che deve essere poi l’individuo a scegliere per suo libero arbitrio di fuggire il sentiero della perdizione. La Giustizia vuole tentare immediatamente l’esperienza con il Cristiano tiepido che la falsa sicurezza ha fatto addormentare in sonno profondo. Lancia dunque un monito terribile: si svegli il Cristia-no dal suo sonno; lui, nato per lavorare con zelo e fatica, renderà conto della sua vita il giorno del giudizio.

La Misericordia e la Giustizia spariscono sulle nuvole, lo Spirito cristia-no si nasconde, pur restando visibile allo spettatore. Rimasto apparentemente solo, il Cristiano si desta dal suo sonno; è sconcertato e angosciato per il monito che ha udito; ma giunge immediatamente a confortarlo lo Spirito mondano, che, con insinuanti argomentazioni, attribuisce quelle parole a un inganno di un comune nemico, o a una fugace visione, a un sogno, dal quale un individuo che conduce una esistenza agiata, spensierata, rispettata, non dovrebbe lasciarsi intimorire. E’ stato lo stesso Creatore a dare agli uo-mini insieme la vita e la terra; quindi bisogna scacciare i sogni e godersi la vita.

Il Cristiano tuttavia non può confondere con un sogno la voce che ha udita e che lo ha sottratto con violenza al riposo; ricorda con chiarezza tutte le parole, e sente ancora con terrore il brivido che lo ha colto; il suono di quelle parole è simile a quello della tromba del giudizio, e lo spinge a rivedere la propria vita.

Ma lo Spirito mondano non si dà per vinto; proprio l’impressione di quel-le parole dimostra che si è trattato di un colpo del nemico comune; non occorre che il Cristiano ne sappia il nome, si tratta di un essere lunatico che non concede gioia né a se stesso né al prossimo e che vorrebbe che tutti seguissero i suoi stupidi e incomodi precetti di vita. Sentendosi così dipinto, lo Spirito cristiano decide di intervenire, ma sotto mentite spoglie per meglio conseguire il suo fine, e si ritira per travestirsi. Lo Spirito mondano insiste: si guardi il Cristia-no da un filosofo triste, austero e pallido.

Compare lo Spirito cristiano travestito da medico, e il Cristiano vuole interrogarlo per ottenere un elisir di lunga vita. E’ veramente un medico? Conosce un modo per prevenire mali futuri? Lo Spirito cristiano si dichiara parente prossimo del più grande medico del mondo, che gli ha rivelato il rimedio migliore, senza il quale nessuna guarigione è possibile; ma occorre anche uno sforzo del malato. Lo Spirito mondano, spazientito dal protrarsi del colloquio, si allontana per preparare al Cristiano la colazione; farmaci migliori saranno i piaceri del desco, il gioco, la caccia, un dolce sguardo femminile. Partito il nemico lo Spirito cristiano intensifica i suoi attacchi: egli guarirà il Cristiano dai suoi mali; sono mali reali che vanno estirpati più che curati; la voce che il Cristiano ha sentito gli deve servire da avvertimento.

Colpito da queste argomentazioni il Cristiano si affida al finto medico. Lo Spirito cristiano gli consegna un foglio sigillato sul quale è scritta la cura; è un rimedio delizioso da prendere, che scalda (lo spirito tiepido, soggiunge a parte), rafforza la ragione (per comprendere i doveri del cristiano), la vista (per vedere il ne-mico), l’udito (per udire la parola divina), il coraggio (per opporsi alle potenze infernali). Ma torna lo Spi-rito mondano, per portare il Cristia-no alla mensa; questi promette di ricompensare il medico, se il farmaco supererà la prova. Rimasto solo lo Spirito cristiano lamenta che il vano piacere del mondo si opponga ai progressi dello spirito. Tornano la Giustizia e la Misericordia. Di chi sarà la colpa, se il Cristiano cadrà in perdizione? Soltanto sua, conviene lo Spirito cristiano, ma occorre avere pazienza: i primi passi inducono a sperare. Una vittoria finale potrà accrescere la gloria anche della Giusti-zia e della Misericordia.