L'inganno felice
Soggetto

L’inganno felice, farsa in un atto su libretto di Giuseppe Foppa, fu rappresentata per la prima volta al Teatro San Moisè di Venezia l’8 gennaio 1812. Interpreti della prima rappresentazione furono Raffaele Monelli (Bertrando), Teresa Giorgi-Belloc (Isabella), Vincenzo Venturi (Ormondo), Filippo Galli (Batone), Luigi Raffanelli (Tarabotto).

Il soggetto è tratto dal libretto di Giuseppe Palomba per l’omonima opera di Paisiello.

 

Atto unico

In un remoto distretto minerario, Tarabotto apprende dai minatori di cui è capo la notizia dell’arrivo inatteso del duca Bertrando, signore del luogo, la cui scorta militare è già visibile a distanza. Compare Isabella, una giovane naufraga trovata dieci anni prima moribonda sulla spiaggia da Tarabotto, che da allora la ospita, presentandola a tutti come sua nipote Nisa. Sebbene ignaro della sua vera identità, Tarabotto non ha mai cercato di infrangerne il silenzio; ma ora, vedendola stringere fra le mani, in preda alla più profonda malinconia, una preziosa miniatura del volto del Duca stesso, è spinto dal desiderio di conoscere la ragione per cui la giovane pianga e sospiri su quel ritratto, con parole che lo insospettiscono. Cedendo alle insistenze dell’uomo a cui è tanto grata, Nisa gli consegna una lettera, destinata a Bertrando. Nello scritto, Isabella si dichiara sua legittima sposa, proclamandosi innocente e informandolo di essere ancora viva, sebbene vittima della perfidia di Ormondo, potente seguace del Duca stesso che, deciso a vendicarsi del fermo rifiuto opposto dalla Duchessa alle sue illecite proposte amorose, ha convinto con la menzogna Bertrando dell’infedeltà della moglie, ordinando poi al fido Batone di abbandonarla in balia del mare, su una piccola barca trascinata al largo. Tarabotto, sconcertato per quanto ha appreso, s’inchina riverente al cospetto della sua Duchessa, che può ora metterlo pienamente a conoscenza delle proprie intenzioni. Sicuro del tradimento e poi della morte di Isabella, infatti, il Duca si è risposato; la seconda moglie, però, è da poco deceduta. Per Isabella, dunque, la visita di Bertrando alla miniera rappresenta l’insperata occasione di ripresentarsi al cospetto del marito: circostanza che accende nel suo cuore le più rosee speranze.

Giunge il Duca, ancora preso dal ricordo della prima moglie. Non è però tempo per i pensieri del cuore: Bertrando infatti è giunto sin qui per sventare le minacce di guerra del confinante con un attacco a sorpresa, attraverso un varco di frontiera inusitato. Per attuare i suoi piani, egli intende avvalersi, dietro suggerimento di Batone, dell’approfondita conoscenza del terreno che Tarabotto è l’unico a possedere: lo invita perciò a fargli da guida in un breve sopralluogo. Frattanto, Batone chiede a Nisa da bere: la donna riconosce immediatamente il traditore che, a sua volta colpito dall’inquietante constatazione della rassomiglianza di lei con la sua antica vittima, cade in preda a sospetti angosciosi.

Tarabotto rientra per annunciare a Isabella che il Duca sta arrivando a casa loro, intenzionato a prendere personalmente visione di una mappa delle miniere. Isabella freme per l’emozione dell’incontro e Tarabotto le infonde coraggio: che non si perda d’animo, poiché occorre tenere in pugno la situazione e non perdere d’occhio le mosse di Ormondo e di Batone, suo degno compare. Entra Bertrando: Tarabotto gli chiede il permesso di presentargli sua nipote che gli illustrerà il disegno topografico. Isabella gli si avvicina col timore di non essere riconosciuta: ma bastano la voce e lo sguardo per suscitare immediatamente nel Duca profonde e contrastanti emozioni, che presto si trasformano in un ardore incontenibile. Tarabotto assiste compiaciuto a quanto sta accadendo: sguardi che si incontrano e si sfuggono; Isabella che non sa se andarsene o restare; Bertrando che, incerto tra il trattenerla o il congedarla, la prega di farsi ancora guardare un poco, temendosi vittima di un’illusione. Isabella rientra infine in casa, lasciando Bertrando solo con i suoi pensieri. Al Duca non resta che accertarsi dell’effettiva morte della prima moglie: interpella perciò Ormondo, il quale a sua volta ne chiede conferma a Batone, ordinandogli per giunta, sotto minaccia della vita, di rapire nottetempo anche Nisa, così da toglierla di mezzo ed evitare indesiderati sviluppi. Batone prova a circuire Tarabotto per far luce sull’identità di Nisa. Entrambi sono troppo astuti per tradirsi, ma Tarabotto intuisce che la sua protetta è in pericolo e la mette in allarme. Sopraggiunge Bertrando, che esorta Nisa a confessargli le sue sventure e riconosce nel tradimento da lei subito un caso in tutto simile al proprio. Tarabotto, deciso a far scoprire di persona al Duca gli intenti oscuri di Ormondo ai danni Isabella, lo supplica di voler concedere protezione alla nipote, minacciata da un ignoto furfante. Il Duca, ormai preso d’amore per Nisa, accetta con entusiasmo.

È ormai notte: Isabella si nasconde nei pressi della casa con Tarabotto, che le ha chiesto di indossare l’abito che portava al momento del naufragio. Bertrando si apposta, con i suoi fidi, nell’ingresso della vicina miniera. Giunge per primo Batone, che entra in casa con un gruppo di uomini armati; poi ecco Ormondo, venuto a controllare l’operato di Batone solo per apprendere dal suo sicario che la casa è vuota. Incredulo, vi entra per accertarsene di persona. Bertrando, che ha potuto assistere dal suo nascondiglio a tutta la scena, approfitta del momento per uscire allo scoperto, cogliere Batone sul fatto e imporgli di collaborare, inducendo Ormondo a confessare il suo tradimento. Poi torna a nascondersi. Ormai in trappola, Batone non ha scelta: a Ormondo che esce indispettito dalla casa domanda la ragione del tentato rapimento di Nisa. E Ormondo gli rivela di voler la morte di Nisa, perché essa assomiglia troppo alla Duchessa che lo ha respinto e che potrebbe dunque rivelare al Duca i suoi intrighi di un tempo. Bertrando, che ha ascoltato ogni parola, balza fuori dalla miniera con i soldati invocando la sposa perduta e offrendole la vita in cambio del perdono. Tarabotto e Isabella corrono a fermarlo: Isabella è viva e presente, e può dimostrare la sua identità grazie all’abito che indossa e al ritratto del Duca, sempre custodito gelosamente. Batone, costretto ad agire sotto la minaccia della vita, viene perdonato; l’infido Ormondo è invece condotto in carcere, mentre i due sposi tornano finalmente uniti.