L'occasione fa il ladro
Soggetto

L’occasione fa il ladro, burletta per musica in un atto su libretto di Luigi Prividali, fu rappresentata per la prima al Teatro San Moisè di Venezia il 24 novembre 1812.
Interpreti ne furono Gaetano Del Monte (Eusebio), Giacinta Canonici (Berenice), Tommaso Berti (Alberto), Luigi Pacini (Parmenione), Carolina Nagher (Ernestina), Filippo Spada (Martino).
L’autografo è conservato a Parigi, presso il Conservatorio.

 

Atto unico

In una notte di tempesta, trovano riparo nello stesso albergo di campagna Don Parmenione ed il Conte Alberto. Il primo è sulle tracce della sorella di un suo amico, fuggita con un seduttore. Il secondo è in viaggio per Napoli, dove vedrà per la prima volta la sua promessa sposa.

Nel riprendere la strada, il domestico del Conte Alberto porta via per errore la valigia di Don Parmenione. Rimasti soli, Parmenione e il suo servo Martino si accorgono dello scambio avvenuto. Martino, convinto che si possa approfittare del caso, forza la valigia. Essa contiene tra le altre cose il passaporto di Alberto ed il ritratto di una giovane, che incanta Parmenione. Ritenendo che si tratti della donna promessa ad Alberto, Parmenione decide di sostituirsi a lui per sposarla.

Fervono intanto i preparativi in casa della sposa, la marchesina Berenice. La giovane però non è serena: suo padre, prima di morire, l’ha destinata ad Alberto, ma lei non si risolverà a sposarlo se prima non sarà convinta dei propri sentimenti, e della sincerità di quello. Decide perciò di cambiare i propri panni con quelli di Ernestina, sua cameriera e con?dente. Si vedrà così di chi è innamorato veramente il Conte. Don Eusebio, zio e tutore di Berenice, asseconderà il piano.

Giunge Don Parmenione, nei panni del Conte Alberto, ed incontra Ernestina in quelli della marchesa. Alla giovane piace immediatamente colui che crede il promesso della sua padrona; e lui sembra ricambiarla, anche se non somiglia al ritratto. Arriva poi il vero Alberto, che s’imbatte in Berenice (in veste di cameriera). Anche loro si innamorano a prima vista, e mentre lei esulta in cuor suo per lo sposo destinatole, egli si lagna tra sé che la sua sposa non sia questa, che ha suscitato in lui un sentimento tanto immediato.

Quando le due coppie si trovano in presenza di Don Eusebio, ne nasce una scena di gran confusione: non si sa chi dei due pretendenti dica il vero sulla propria identità, ma Parmenione è favorito dal possesso del passaporto di Alberto.

Ma il cerchio inizia a stringersi. Alberto dichiara a Ernestina, che egli crede la sposa destinatagli, di essere disponibile a sciogliere ogni precendente vincolo se non c’è reciproco amore, e mostra così la propria sincerità d’animo. Parmenione intanto tratta con scostante sufficienza la cameriera Berenice; non sa poi se crederle quando questa dichiara d’essere la vera sposa, ed interrogato da lei cade più volte in errore mostrando di sapere ben poco sulla vita privata di Alberto. Martino intanto, imbarazzato dalle domande di Don Eusebio ed Ernestina sulla reale identità del proprio padrone, cerca di barcamenarsi.

In presenza di Berenice, i due pretendenti giungono ad un confronto. Esso rivela, se non le loro identità, almeno i loro veri sentimenti: Parmenione ha scelto Ernestina, e se Berenice ricambia l’amore di Alberto, questi la sposerà che sia marchesa o meno.

Malgrado ciò, Berenice è infuriata: vuol essere lei la padrona del suo destino e vuol sapere la verità. È in?ne lo stesso Parmenione che, di sua spontanea volontà, si presenta a Don Eusebio ed Ernestina col proprio vero nome: si scopre che proprio Ernestina è la fanciulla sulle cui tracce Parmenione si era messo in viaggio. L’uomo con cui era fuggita l’aveva poi abbandonata non riuscendo a vincerne il «rigore››. Parmenione le si offre in sposo, e lei accetta. Tutto va così al suo posto: Alberto può sposare Berenice, e perdonare Parmenione. Si scopre inoltre che fu un equivoco a fare di Parmenione un ladro: il ritratto nella valigia effigiava in realtà la sorella di Alberto, e questi lo stava portando in dono alla futura sposa.