Maometto II
Soggetto

Maometto II, dramma per musica in due atti su libretto di Cesare Della Valle, fu messa in scena per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 3 dicembre 1820.

Interpreti ne furono Andrea Nozzari (Paolo Erisso), Isabella Colbran (Anna), Adelaide Comelli (Calbo), Giuseppe Ciccimarra (Condulmiero), Filippo Galli (Maometto II), Gaetano Chizzola (Selimo). Del Maometto II esiste una versione presentata al Teatro La Fenice di Venezia nel Carnevale 1823 con pezzi nuovi. Rossini rivide l’opera per le rappresentazioni parigine del 1826, mutandone anche il titolo in Le siège de Corinthe.

Gli autografi conservano tracce delle successive revisioni. La parte più cospicua si trova presso la Fondazione Rossini di Pesaro, ma se ne conservano brani presso la Public Library di New York, presso il Fondo Michotte di Bruxelles e in collezioni private.

 

Atto primo

Il sultano Maometto II, alla testa del suo esercito, ha stretto d’assedio la colonia veneziana di Negroponte, in Grecia, e minaccia di dar fuoco alla città se l’indomani non ne saranno aperte le porte. Paolo Erisso, comandante dei veneziani, riunisce il consiglio di guerra per decidere sul da farsi. Alla proposta di Condulmiero di cedere le armi, il giovane generale Calbo incita tutti a resistere; snudate le spade tutti giurano di combattere sino alla morte. Erisso, preoccupato per la figlia Anna, si reca con Calbo negli appartamenti di lei annunciandole di averla destinata in sposa al suo generale per assicurarle una maggiore protezione dai musulmani. La invita pertanto a seguirlo sulla tomba materna per celebrare le nozze, ma Anna, titubante, confessa al padre di essere già innamorata di Uberto, re di Mitilene, conosciuto a Corinto durante un viaggio del padre a Venezia. Il vero Uberto, però, si trovava proprio con Erisso sulla nave per Venezia ed Anna quindi è stata ingannata da qualcuno presentatosi a lei sotto falso nome. Ma alcuni colpi di cannone interrompono il colloquio. Qualcuno nottetempo ha aperto le porte della città a Maometto. Erisso, nel lasciare la figlia, le consegna un pugnale ed Anna dichiara di essere pronta a trafiggersi piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Si ritira quindi nel tempio a pregare.

Negroponte è ormai quasi del tutto conquistata e, nell’estrema difesa della rocca, Erisso e Calbo vengono fatti prigionieri. Condotti alla presenza di Maometto, costui riconosce nel comandante dei veneziani il padre della giovane Anna che egli ama, e gli offre salva la vita in cambio della resa della rocca. Allo sdegnato rifiuto di Erisso, Maometto ordina che sia condotto al supplizio insieme con Calbo. Già le guardie li trascinano via quando, uscendo dal tempio, Anna corre verso di loro e, tra lo stupore generale, riconosce in Maometto il falso Uberto. Minacciando di trafiggersi, la giovane supplica il sultano di liberare il padre e Calbo, che ella dice essere suo fratello. Maometto l’ascolta e rende la libertà ai due, quindi chiede ad Anna di diventare sua sposa. Anna non osa rispondere: in preda al dubbio e alla confusione non sa decidersi tra il padre e l’amante-nemico.

 

Atto secondo

Anna è stata condotta a forza nell’accampamento di Maometto. Nonostante il lusso che la circonda e le lusinghe delle giovani musulmane, che la incitano a lasciarsi andare alle gioie dell’amore, ella tenta di fuggire, ma è fermata da Maometto. Questi le confessa ancora il proprio amore e le promette, se acconsentirà alle nozze, di salvare il padre ed il fratello Calbo. Anna ammette di essere innamorata, anche se non cederà ad un sentimento contrario alla patria e al volere del cielo. Improvvisamente giunge notizia che l’attacco alla rocca è stato respinto e che gli invasori indietreggiano incalzati dai veneziani. Maometto decide allora di guidare di persona il nuovo assalto. Nel separarsi da Anna le dona l’anello imperiale che le assicurerà l’obbedienza e il rispetto dei musulmani, avvertendola però che se al suo ritorno ella non avrà mutato la sua decisione, egli tornerà ad essere per lei solo il temibile sultano. Mentre Maometto si accinge a partire, Anna ode dal cielo un irresistibile richiamo che la sprona a compiere un’azione degna d’onore. Intanto Erisso e Calbo, temendo la vendetta dei nemici, si sono rifugiati nel sotterraneo del tempio. Davanti alla tomba della sposa, Erisso piange la sorte della figlia, ma Calbo lo rassicura: Anna non sarà mai capace di tradire la patria. Ecco che la fanciulla irrompe nel sotterraneo e dona al padre l’anello di Maometto, consegnandogli anche degli abiti turchi che proteggeranno lui e Calbo nella fuga. Anna, tuttavia, non potrà seguirli, poiché il suo aspetto è noto ai musulmani e per lei non resta che il sacrificio. Chiede al padre di unirla in matrimonio con Calbo sulla tomba materna, per adempiere al suo antico desiderio. Erisso, commosso, stringe le destre dei due giovani e consacra la loro unione. Rimasta sola, Anna ode di lontano le preghiere delle donne; alcune di esse corrono ad avvertirla di mettersi in salvo, poiché i musulmani la stanno cercando, ritenendola ormai responsabile della disfatta. Felice di sapere che la vittoria è prossima e che i suoi cari sono salvi, Anna si prepara ad affrontare il suo destino. Alcuni soldati di Maometto entrano nel sotterraneo e si slanciano verso di lei per ucciderla. Anna si offre serena alle loro spade, ma essi, sbigottiti per tanto coraggio, non osano colpirla. Sopraggiunge Maometto; Anna, senza poter affrontare il suo sguardo, confessa che Calbo è suo sposo e non suo fratello e la tomba materna che è servita da altare per la loro unione raccoglierà ora anche il suo sangue. Quindi, tra l’orrore generale, si trafigge cadendo ai piedi del sepolcro.