Moïse et Pharaon
Soggetto

Moïse et Pharaon, ou Le passage de la Mer Rouge, opéra en quatre acts su libretto di Luigi Balocchi e Étienne de Jouy, è un rifacimento del Mosè in Egitto. L’opera fu rappresentata per la prima volta il 26 marzo 1827 al Théâtre de l’Académie Royale de Musique di Parigi, con Nicholas-Prosper Levasseur (Moïse), Henri-Bernard Dabadie (Pharaon), Adolphe Nourrit (Aménophis), Alexis Dupont (Éliézer), Bonnel (Osiride), Fernand Prévost (Aufide), Louise-Zulme Dabadie (Sinaïde), Laura Cinti-Damoreau (Anaï), Mori (Marie).

 

Acte Premier

L’accampamento dei Madianiti presso le mura di Menfi. Ebrei e Madianiti invocano Dio perché il popolo ebraico possa finalmente rientrare in patria: manterrà il re dell’Egitto la promessa di lasciarli andare? Giunge Moïse a rimproverarli della loro poca fede, e a rincuorarli: Dio è con loro, e lui – Moïse – saprà guidarli. Ripresisi dal temporaneo smarrimento, tutti si sentono più fiduciosi.

Moïse è in attesa che torni suo fratello Éliézer, inviato a chiedere a Pharaon la fine dell’esilio e la libertà per gli Ebrei. Poco dopo Éliézer ritorna insieme con sua sorella Marie e la di lei figlia Anaï, e racconta di come ha perorato la causa del suo popolo davanti al re, della fiera opposizione del gran sacerdote Osiride, del risoluto intervento in loro favore della regina Sinaïde. Indotto alla clemenza, come segno di buona volontà Pharaon ha decretato la liberazione di Marie, già destinata a morte per aver negato gli dei egizi. Marie esalta anche il comportamento esemplare di sua figlia, che ha anteposto la devozione a Dio e a sua madre, all’amore per il principe Aménophis. Mentre Moïse invita tutti a gioire, accadono alcuni eventi prodigiosi: appare improvvisamente l’arcobaleno, interpretato come segno del favore divino; una meteora incendia un cespuglio, che brucia senza consumarsi. Si ode una voce misteriosa che dice a Moïse di accostarsi per ricevere la Legge, e annuncia nuove prove per gli Ebrei, che alla fine trionferanno. Placatosi il fuoco, ora il cespuglio è fiorito: Moïse gli si avvicina e ne trae le Tavole della Legge, che ostende al popolo ebraico. Tutti s’inginocchiano invocando Dio e giurando obbedienza ai suoi comandamenti. A suggello di questo patto, i primogeniti degli Ebrei vengono consacrati a Dio. Conclusa la cerimonia, Moïse  esorta tutti a tenersi pronti: la partenza è ormai prossima. La scena si vuota.

Rimasta sola, Anaï è raggiunta da Aménophis, che le rimprovera di averlo abbandonato nonostante le promesse d’amore. Anaï gli protesta l’intensità del suo sentimento, ma più forte è il senso di fedeltà al suo Dio, di appartenenza al popolo ebraico e di sottomissione ai voleri di sua madre. Invano Aménophis la implora, minaccia, sfida Moïse e la sua famiglia: quando di lontano si sentono i segnali degli Ebrei che si preparano a partire, Anaï intende raggiungerli. Disperato, Aménophis sfida empiamente il loro Dio, mentre Anaï lo supplica di non metterlo alla prova. Furibondo, Aménophis intende far valere il suo diritto sugli ebrei schiavi ed entra nella tenda di Moïse per comunicarglielo, ma Anaï non si piega: pur consapevole che il suo rifiuto porterà sventura al suo popolo, è intenzionata a morire coi suoi.

In procinto di partire, gli Ebrei cantano inni al Signore. Solo Anaï appare infelice in un giorno così fausto: implora Dio di aiutarla a soffocare l’amore profano che la tormenta, e sua madre Marie prega con lei. Moïse ed Éliézer escono dalla tenda sdegnati contro Aménophis e minacciandogli l’ira divina. Il principe vorrebbe fare arrestare Moïse dalle guardie, ma gli Ebrei si apprestano a difenderlo. Attirato dal clamore, col seguito regale giunge Pharaon che, adirato, revoca la libertà per gli Ebrei e pretende la sottomissione di Moïse. Questi lo esorta a non suscitare la collera di Dio, cui chiede di manifestare la propria potenza. Nel terrore generale, il cielo si oscura e la terra inizia a tremare: cadono gli alberi e la grande piramide crolla, trasformandosi in un vulcano che pare sommergere di lava ardente tutta la piana di Menfi.

 

Acte Deuxième

Interno del palazzo reale di Menfi. La tenebra in cui è precipitato l’Egitto ha gettato tutti nella disperazione. Alla fine Pharaon si decide a convocare Moïse e, provocando la rabbia di Aménophis e il sollievo di Sinaïde, gli promette libertà per gli Ebrei se saprà restituire al paese la luce. Moïse invoca Dio e in breve, tra la meraviglia generale, l’oscurità si dilegua: tutti sono variamente colpiti dalla potenza divina.

Mantenendo la parola data, Pharaon proclama che gli Ebrei potranno partire quella sera stessa. Aménophis si oppone vanamente al decreto paterno: la sua costernazione aumenta quando Pharaon, per festeggiare quella giornata, invita tutti al tempio di Isis dove ha intenzione di annunziare pubblicamente le nozze del figlio con una principessa siriana. Aménophis è disperato, ma non può rivelare al padre la vera ragione del suo dolore. In ogni caso, non intende rinunciare ad Anaï.

Sinaïde cerca ripetutamente di richiamarlo ai suoi doveri, ma il principe è tutto preso dal suo amore e dal desiderio di vendicarsi di Moïse. Si odono da lontano i cori che invitano al tempio: finalmente Aménophis dà l’impressione di cedere alla suppliche di sua madre.

 

Acte Troisième

Il tempio d’Isis. Tutti gli Egiziani invocano festosi la protezione della dea, e celebrano festeggiamenti in suo onore. Giungono Moïse, i suoi famigliari e gli Ebrei a pretendere il compimento della promessa di Pharaon. Questi non la rinnega, ma il gran sacerdote Osiride pretenderebbe un atto di omaggio agli dei egizi. Moïse rifiuta sdegnato facendo irritare i Sacerdoti e i Soldati che chiedono siano puniti, mentre il Popolo egizio invoca il loro perdono per non dover patire altre sventure. Mentre Ebrei ed Egiziani invocano ciascuno le proprie divinità, Moïse compie un nuovo prodigio: spegne i fuochi degli altari del tempio e fa crollare la statua d’Isis, mentre in lontananza appare l’Arca. Stupore generale. Incalzato dai Sacerdoti, Pharaon decreta la deportazione nel deserto per gli Ebrei.

 

Acte Quatrième

Il deserto presso il mar Rosso. Aménophis, che ha fatto rapire Anaï, si dirige con lei da Moïse con l’intenzione di rinunciare al trono pur di restare con l’amata. Ma Moïse dichiara che sarà Anaï a dover scegliere tra la sua famiglia, il suo popolo e la sua religione da un lato, e l’innamorato dall’altro. Per quanto lacerata, Anaï sceglie la fedeltà ai suoi e al suo Dio, pregandolo perché plachi l’insana passione dell’amato. Aménophis è sconvolto: furente, annuncia che in ogni caso gli Ebrei hanno poche speranze, dato che Pharaon sta marciando con un esercito contro di loro. Tutti sono disperati, ma Moïse invita a confidare in Dio.

Le rive del mar Rosso. Moïse e gli Ebrei invocano l’aiuto divino. Durante la loro preghiera, le catene che li tenevano prigionieri si aprono miracolosamente. Ma un rumore minaccioso annuncia l’arrivo dei soldati egiziani. Moïse non si perde d’animo e si dirige verso il mare, iniziando a camminare sulle onde e invitando il suo popolo a seguirlo: tutti lo imitano. Gli Egiziani si slanciano all’inseguimento, ma una tremenda tempesta si scatena e le onde li sommergono. Placatosi l’uragano, si vedono gli Ebrei in salvo sulla sponda opposta: Moïse e i suoi famigliari intonano un canto di ringraziamento al Signore.