Mosè in Egitto
Soggetto

Mosè in Egitto, azione tragico-sacra in tre atti su libretto di Andrea Leone Tottola, fu messa in scena per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 5 marzo 1818. Interpreti della prima rappresentazione furono Raniero Remorini (Faraone), Frederike Funck (Amaltea), Andrea Nozzari (Osiride), Isabella Colbran (Elcia), Gaetano Chizzola (Mambre), Michele Benedetti (Mosè), Giuseppe Ciccimarra (Aronne), Maria Manzi (Amenofi).

 

Atto primo

L’Egitto si trova immerso in un buio assoluto, punizione inflitta da Dio al popolo di Faraone che non ha mantenuto la promessa di liberare gli Ebrei dalla schiavitù, lasciandoli partire per la Terra promessa. Gli Egiziani, in preda al terrore, invocano il loro re per essere liberati dalla maledizione: Faraone fa dunque chiamare Mosè, il capo degli Ebrei, promettendogli la libertà per il suo popolo non appena la luce sia tornata a risplendere sul paese. Mosè, per quanto consigliato dal fratello Aronne di non credere alle promesse troppe volte non mantenute di Faraone, invoca il perdono di Dio per l’Egitto, innalza il suo bastone e le tenebre si dileguano. Mosè e il suo popolo potranno lasciare l’Egitto prima di sera.

Osiride, figlio di Faraone, è legato da una relazione segreta alla giovane ebrea Elcia. Per paura di perderla, egli cerca di impedire la partenza degli Ebrei convincendo Mambre, il gran sacerdote, ad aiutarlo in questo intento. Lo persuade dunque a fomentare una sommossa popolare contro la decisione di Faraone che avrebbe fatto perdere al paese tutti i suoi schiavi. Mambre considera Mosè un ciarlatano e i suoi prodigi banali trucchi, come quelli che egli stesso in passato era stato in grado di riprodurre. Acconsente dunque a sobillare la ribellione tra gli Egiziani. Sopraggiunge Elcia in lacrime per salutare un’ultima volta il suo amante.

Con le sue trame Mambre induce una folla inferocita ad accalcarsi davanti al palazzo reale, richiedendo a gran voce la revoca dell’ordine di liberazione degli Ebrei. Faraone si lascia convincere dal figlio a ritrattare ancora una volta la sua promessa ed invia Osiride da Mosè per avvertirlo che ogni ebreo che avesse tentato la fuga sarebbe stato ucciso. Ciò getta nell’angoscia Amaltea, moglie di Faraone, che cerca di proteggere gli Ebrei perché si è segretamente convertita alla loro religione. Gli Ebrei, che ormai si sapevano liberi, accolgono la notizia con disperazione e Mosè minaccia altre punizioni divine per l’Egitto. Osiride ordina allora ai suoi soldati di ucciderlo e solo l’arrivo di Faraone impedisce che sia dato corso alla violenza. Faraone conferma la sua ultima decisione e Mosè, levando il suo bastone, fa cadere dal cielo una pioggia di fuoco.

 

Atto secondo

Per scongiurare la nuova maledizione divina, Faraone ordina agli Ebrei di partire immediatamente. Chiama poi il figlio per informarlo della felice conclusione delle trattative per le sue nozze con la principessa di Armenia, e non comprende come mai una notizia così lieta venga accolta con tanta tristezza. Poco dopo Aronne informa Mosè che Osiride ha rapito Elcia e che egli ha fatto seguire la coppia colpevole per conoscere il luogo dove si sarebbe rifugiata. Mosè prega Aronne di avvertire Amaltea e di raggiungere con lei i due amanti.

Nella buia caverna nella quale l’ha condotta, Osiride rivela ad Elcia la penosa situazione in cui si trova a causa dei progetti di suo padre. Le propone così di rimanere nascosti, e di vivere clandestinamente nei boschi. L’arrivo della regina con le sue guardie e di Aronne interrompe bruscamente il fantasticare dei due innamorati. Nonostante la disapprovazione altrui, essi rifiutano di separarsi e Osiride dichiara che intende rinunciare al trono. Nel frattempo Faraone, per timore che gli Ebrei, una volta liberati, accorrano in aiuto dei popoli nemici dell’Egitto, revoca ancora una volta la promessa. Sdegnato, Mosè dichiara che il principe ereditario e tutti i primogeniti maschi del paese saranno colpiti dal fulmine divino. Per questa minaccia Mosè viene messo in catene e Faraone, per preservare il figlio dal realizzarsi della profezia, convocata l’assemblea dei nobili, dichiara che Osiride da ora innanzi dividerà il trono con lui, e ingiunge ad Osiride stesso di pronunciare la condanna a morte di Mosè. Con grande meraviglia di tutti i presenti, si avanza allora Elcia, che rivela la sua relazione con Osiride e lo supplica di liberare Mosè, lasciandolo partire con il suo popolo. Lo prega poi di accettare il suo destino regale sposando la principessa d’Armenia e di lasciarla espiare il suo errore con la morte. Ma Osiride rimane irremovibile: ordina di uccidere Mosè e immediatamente, tra le grida disperate di Faraone e di Elcia, cade colpito da un fulmine.

 

Atto terzo

Dopo aver attraversato il deserto, gli Ebrei si arrestano sulle rive del Mar Rosso, nell’impossibilità di proseguire il loro cammino verso la Terra promessa. Mosè, alla testa del suo popolo, eleva una solenne preghiera a Dio, ma alla vista di una schiera di Egiziani che li stanno inseguendo, gli Ebrei sono presi dal panico. Mosè tocca allora con il suo bastone le acque, che si aprono lasciando un passaggio attraverso il quale essi possono raggiungere la riva opposta. Gli Egiziani si lanciano nel varco all’inseguimento degli Ebrei per vendicare la morte di Osiride, guidati da Mambre e da Faraone, ma sono sommersi dalle onde del mare che si richiudono sopra di loro.