Ricciardo e Zoraide
Soggetto

Ricciardo e Zoraide, dramma in due atti su libretto di Francesco Berio di Salsa, fu rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 3 dicembre 1818. Interpreti della prima rappresentazione furono Andrea Nozzari (Agorante), Isabella Colbran (Zoraide), Giovanni David (Ricciardo), Michele Benedetti (Ircano), Rosamunda Pisaroni (Zomira), Giuseppe Ciccimarra (Ernesto), Maria Manzi (Fatima), Raffaella de Bernardis (Elmira).

Gli autografi sono conservati a Napoli, Conservatorio; a Pesaro, Fondazione Rossini; a Bruxelles, Fondo Michotte.

 

Antefatto

Nell’età delle crociate il principe asiatico Ircano, lasciate le sue terre, ha fondato un piccolo regno ai confini della Nubia. Agorante, potente re di questa regione, gli ha mosso guerra e lo ha cacciato dai suoi stati avendo Ircano rifiutato di concedergli la mano di sua figlia Zoraide. Durante la fuga Zoraide ha incontrato Ricciardo, il più prode dei paladini, e, innamoratasene perdutamente, ha abbandonato il padre per vivere con lui nel campo dei crociati. Ircano, disperato per la scomparsa della figlia, indossa un’armatura nera e, preso il nome di “cavaliere del pianto”, vaga in incognito alla sua ricerca. Nel frattempo Agorante, venuto a sapere del nascondiglio di Zoraide, non ha esitato a farla rapire e l’ha condotta nella sua reggia dove ancora vive la regina Zomira, sua gelosa moglie.

 

Atto primo

Piazza fuori dal recinto della città di Duncala, capitale della Nubia. Mentre sfilano le truppe vittoriose, Agorante viene acclamato dal popolo per il suo trionfo sul temerario Ircano: il re, con il pensiero sempre volto all’amata Zoraide, proclama la sua vittoria affermando con fierezza di non temere né la vendetta di Ricciardo, né i nuovi eserciti raccolti dai crociati.

Stanza nella reggia d’Agorante. Zoraide sente in lontanza le grida di giubilo del popolo ed esprime disperazione per il suo triste destino con la confidente Fatima: separata dall’amato Ricciardo e prigioniera di Agorante, la fanciulla ora teme anche la collera del padre e la vendetta della gelosa regina di Nubia. Giunge in quel momento proprio Zomira che, fingendosi amica di Zoraide, cerca di scrutarne il cuore nel tentativo di farle confessare il suo amore per Ricciardo. Zoraide, per non accrescere l’ira di Agorante, dissimula i suoi affetti mentre Zomira la minaccia dando libero sfogo alla sua gelosia. Entra quindi Agorante; egli dichiara di voler ripudiare la moglie e di voler sposare Zoraide che invece, ancora una volta, ricusa le profferte amorose del tiranno. Zomira giura di vendicarsi mentre Agorante, indifferente alle sue proteste, si ripromette di realizzare al più presto i propri intenti.

Pianura nei pressi delle mura di Duncala dove scorre il fiume Nubio. Alcuni soldati ed esploratori, addetti alla difesa della città, sostano sotto le mura. Quando tutti si sono allontanati, Ricciardo approda sulla riva con Ernesto, ambasciatore del campo cristiano; il paladino è giunto a Duncala con l’intento di liberare Zoraide e per non essere riconosciuto si è camuffato da guida africana. Inultilmente Ernesto cerca di convincerlo a desistere dalla pericolosa impresa: Ricciardo eroicamente è disposto a sacrificarsi per il suo amore.

Stanza nella reggia di Agorante. Dopo un breve colloquio in cui Zomira esorta la confidente Elmira a spiare ogni mossa della rivale Zoraide, Agorante, seguito dalla corte, fa il suo ingresso per ricevere la visita di Ernesto venuto a chiedere spiegazioni del rapimento di Zoraide e di alcuni guerrieri franchi. Il re afferma con orgoglio di non sentirsi obbligato a rispettare leggi e patti stipulati con un esercito invasore: egli magnanimamente libererà i guerrieri, ma terrà nella sua corte l’amata Zoraide. Ernesto avverte Agorante che questo potrebbe significare una ripresa della guerra tra la Nubia e i crociati, mentre Ricciardo trattiene a stento la sua rabbia. Agorante allora, per dimostrare la sincerità dei suoi sentimenti, fa entrare Zoraide e di fronte all’intera corte le dichiara il suo amore. Ancora una volta Zoraide si schermisce adducendo a pretesto il suo dolore per il padre lontano. Nonostante le intimidazioni di Ernesto e l’opposizione di Zomira, Agorante, chiamate le truppe a raccolta, ribadisce con protervia di non voler cedere Zoraide e di essere in grado di difendere la propria patria.

 

Atto secondo

Atrio della reggia attigua ai giardini. Zamorre, dignitario di corte, informa Agorante che la guida dell’ambasciatore franco (in realtà Ricciardo) è restato a Duncala per poter parlare al re. Durante l’incontro con Agorante, Ricciardo, sotto mentite spoglie, finge di avere in odio Ricciardo e tutti i crociati: la finta guida lamenta il rapimento della propria moglie ad opera di Ricciardo e narra che questi attenderebbe ora il ritorno di Zoraide solo per potersi vendicare, credendola amante di Agorante. Il re quindi lo esorta a svelare a Zoraide il tradimento di Ricciardo sperando che ciò la convinca a cedere al suo amore. Rimasto solo, Ricciardo incontra l’infelice Zoraide che nel riconoscerlo gioisce; il paladino le assicura che presto Ernesto giungerà con i suoi per liberarli; Elmira, dopo aver osservato non vista il loro incontro amoroso, si allontana per riferire l’accaduto a Zomira. Agorante torna nella sala e, fidandosi della finta guida, per mostrarsi generoso decide di liberare Zoraide; il pensiero di restituirla al suo nemico Ircano lo induce però a mutare subito consiglio: per stabilire le sorti della fanciulla un crociato dovrà battersi con un campione africano. Fa allora il suo ingresso un misterioso cavaliere, con indosso una armatura nera, proclamandosi difensore di Zoraide: questi, che nessuno riconosce, altri non è che Ircano. Per il duello Agorante sceglie come suo campione la finta guida e quindi ordina di condurre Zoraide al carcere. Quando tutti hanno lasciato la sala, entra Zomira che, sorpresa, apprende da Elmira la vera identità della guida: venuta a sapere che questi è Ricciardo, Zomira si affretta a portare a termine la propria implacabile vendetta.

Profondo e oscuro carcere. Zoraide, in ansiosa attesa dell’esito del duello, viene raggiunta da Zomira; dopo averla informata della vittoria della guida, la gelosa regina le rivela di essere a conoscenza del travestimento di Ricciardo e, fingendosi sua amica, le indica un varco per fuggire insieme al paladino. Zomira, che in realtà ha predisposto una trappola per i due innamorati avendo ordinato alle sue guardie di arrestarli durante la fuga, non esita a rivelare il tutto ad Agorante; questi nel frattempo ha scoperto che sotto le spoglie del cavaliere nero si cela Ircano; il re, confuso, proclama che presto giustizia sarà fatta mentre Zomira gioisce per essere riuscita a compiere la propria vendetta.

Gran piazza di Duncala. Condannati a morte, Ricciardo e Zoraide avanzano tra le guardie mentre il popolo piange la loro sorte: i due vengono raggiunti da Ircano che, rimasto ferito nel duello con Ricciardo, è stato condannato a morte. Prima di morire, Ircano, in preda allo sconforto, ripudia la figlia accusandola di averlo abbandonato per seguire un “cieco affetto” causa di tutte le loro disgrazie. Giunge intanto Agorante a cui Zoraide chiede di salvare almeno il padre: per risparmiarlo, il re chiede un’ultima volta alla fanciulla di cedere alle sue richieste. Divisa tra l’amore per Ricciardo e l’affetto per Ircano, Zoraide acconsente infine pur di salvare il padre. Ma proprio in quel momento Ernesto, che ha sconfitto gli eserciti della Nubia, entra con i crociati nella piazza e mette in fuga gli ultimi seguaci di Agorante. Ricciardo generosamente risparmia la vita ad Agorante e a Zomira, mentre Ircano, commosso dal nobile sacrificio della figlia, la accoglie tra le braccia e acconsente alla sua unione con Ricciardo tra l’esultanza generale.