Semiramide
Soggetto

Semiramide, melodramma tragico in due atti su libretto di Gaetano Rossi, fu eseguita per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia il 3 febbraio 1823.

Interpreti della prima rappresentazione furono Isabella Colbran (Semiramide), Rosa Mariani (Arsace), Filippo Galli (Assur), John Sinclair (Idreno), Matilde Spagna (Azema), Luciano Mariani (Oroe).

L’autografo della partitura completa, interamente di pugno di Rossini, è conservato presso l’Archivio del Teatro La Fenice.

Il soggetto è tratto dall’omonima tragedia di Voltaire (1748).

 

Antefatto

Semiramide regna sull’Assiria da quindici anni, ovvero da quando sia il re Nino suo marito, sia il piccolo Ninia suo figlio ed erede al trono sono rimasti vittime di una congiura. Per Semiramide è giunto ormai il momento di designare un successore.

 

Atto primo

A Babilonia, nel tempio dedicato a Belo. I sacerdoti (Magi) sono riuniti per officiare la cerimonia solenne che precede la designazione. Oroe, il capo dei Magi, ha appena ascoltato, in estasi, la voce del dio, secondo la quale, prima che venga creato il nuovo re, deve essere vendicato l’assassinio di Nino. A un cenno di Oroe le porte del tempio vengono aperte ed il popolo si avvicina al santuario recando offerte e rivolgendo inni a Belo. Il corteo è aperto dai babilonesi; seguono gli indiani, comandati dal loro re Idreno, che, innamorato della principessa assira Azema, prega il dio di esaudire il suo desiderio d’amore. Infine, accompagnato dai Sàtrapi e dai grandi del regno, entra il principe assiro Assur, certo che sarà lui il nuovo re. La sua fatua certezza indigna sia Idreno sia Oroe, il quale, pur senza rivelarlo a nessuno, sa che è proprio Assur l’assassino di Nino. L’alterco dei tre è interrotto dall’arrivo di Semiramide e del suo festoso seguito. Un avvenimento inaspettato diffonde però l’inquietudine fra tutti: appena Semiramide si è avvicinata all’altare, il fuoco sacro si è spento. Oroe avverte che questo è il segno dell’ira del dio per un delitto impunito, ma Assur è impaziente che venga nominato il nuovo sovrano. Il gran sacerdote assicura che ciò avverrà il giorno stesso, appena sarà arrivato l’oracolo da Menfi. Tutti dunque si ritirano: Idreno e Assur speranzosi, Semiramide trepidante e Oroe già consapevole della tragedia che si prepara.

Intanto è tornato dal Caucaso, dopo una lunga assenza, Arsace, il giovane comandante dell’esercito. Lo hanno richiamato a Babilonia un ordine segreto di Semiramide e l’amore per la principessa Azema, ma anche l’ultima volontà di suo padre Fradate, il quale, morendo, gli ha affidato uno scrigno dal contenuto segreto da consegnare ad Oroe. Il capo dei Magi accoglie Arsace con entusiasmo e, rivelandogli che Nino è stato ucciso, gli affida il compito di vendicarne la morte. Il colloquio è interrotto dall’imprevisto arrivo di Assur. Il principe si adira nel vedere che Arsace è tornato senza suo ordine, ma la sua rabbia cresce ancora di più quando il giovane generale rivela il suo amore per Azema: come osa uno scita aspirare alla mano di una principessa che discende da Belo stesso ed era stata destinata a Ninia? Solo lui, Assur, assiro e del sangue di Belo, è ora degno di Azema. Arsace ribatte opponendo a questi freddi calcoli di potere la sincerità e la profondità del suo amore. Tra i due ormai non c’è spazio che per la rivalità e l’odio reciproco.

Atrio della reggia. Azema esulta alla notizia che il suo amato Arsace è tornato. Idreno, che si presenta per chiederla in sposa, può dunque ricevere solo una risposta elusiva. Il re indiano capisce di avere un rivale, ma erroneamente crede che sia Assur, cosicché, quando Azema nega di amare il principe, Idreno, rincuorato, si abbandona ad un’appassionata dichiarazione d’amore che la principessa ascolta con benevolenza ma senza passione.

Contemporaneamente, nei giardini pensili, circondata dalle dame di corte, anche Semiramide esprime gioia per il ritorno di Arsace, da cui spera la risoluzione dei problemi che gravano sul regno. Finalmente si presenta Mitrane, capitano delle guardie reali, recando l’oracolo di Menfi, secondo cui i travagli cesseranno al ritorno di Arsace e alla celebrazione di un nuovo matrimonio. Raggiante, Semiramide ordina a Mitrane di approntare preparativi nuziali, di convocare tutti i notabili e di chiamare Arsace, che arriva immediatamente. Tra il giovane generale e la regina si svolge un dialogo affettuoso ma ambiguo: Arsace, denunciando la brama di potere del principe Assur, dichiara a Semiramide la sua dedizione fervida ma del tutto casta; la regina ricambia con parole così tenere da far pensare a una dichiarazione d’amore. L’uno, però, non s’accorge delle reali intenzioni dell’altra.

Nell’atrio della reggia, intanto, sono arrivati Assur e Oroe. L’arrogante principe ribadisce la propria sete di potere, il sacerdote gli preannuncia invece la punizione divina.

Poco dopo, in una magnifica sala della reggia, dove si trovano il trono e il vestibolo del mausoleo del re Nino, si svolge una maestosa processione. Al termine Semiramide si asside sul trono e, dopo aver chiesto e ottenuto da tutti il rispetto per la sua decisione qualunque essa sia, annuncia il nome del nuovo re e suo sposo: Arsace. Il popolo è in tripudio, ma il giovane generale e Azema rimangono dolorosamente stupiti, Assur freme di rabbia e Oroe è sgomento. Solo Idreno è felice della decisione: chiede alla regina la mano di Azema e la ottiene. Un istante prima che si celebri il matrimonio regale, però, accade un prodigio che atterrisce e sgomenta tutti: apertasi tra tuoni e fulmini la tomba del re, l’ombra di Nino compare nel vestibolo e parla: Arsace regnerà, ma prima dovrà offrire un sacrificio umano sulle sue ceneri. Poi, senza dire chi sia la vittima designata, l’ombra torna nella tomba. La cerimonia nuziale è rinviata. I presenti rimangono sconvolti, consci della tragedia che sta per abbattersi su di loro.

 

Atto secondo

Atrio della reggia. Il palazzo viene circondato dalle guardie reali di Mitrane. Assur si presenta adirato a Semiramide a chiedere perché non abbia designato lui come nuovo re: la regina si è forse dimenticata che quindici anni prima avvelenarono Nino insieme, amanti e complici? Semiramide, turbata, confessa di aver agito sventatamente, ma dichiara anche che per l’assassino di Nino non c’è speranza di salire al trono. Assur ribatte ricordandole il suo concorso nell’omicidio; la regina è angosciata dal rimorso, ma trova conforto nella fiduciosa speranza che Arsace la saprà difendere. L’aspro dialogo termina con una reciproca minaccia di vendetta.

Nel frattempo, all’interno del santuario, Oroe rivela ad Arsace la sua vera identità: lo scrigno portato dal Caucaso conteneva una lettera di Nino morente diretta al fedele Fradate con la quale gli affidava il figlio Ninia perché potesse scampare dalle mani del suo assassino Assur, di cui Semiramide era complice. Arsace dunque altri non è che Ninia. Alla lettura il giovane resta smarrito, ma, incitato da Oroe, riacquista animo e si prepara a vendicare il padre con il sangue di Assur: per sua madre, invece, invoca il perdono.

Negli appartamenti di Semiramide, Azema si sta lamentando con Mitrane per essere stata divisa dal suo amato Arsace. In quel momento entra Idreno, che apprende così di non essere amato dalla sua promessa sposa. Il suo grande amore per Azema gli fa sperare che col tempo anch’ella lo ricambierà di eguale affetto, ma la principessa mostra per ora soltanto una dolente sottomissione.

Semiramide, invece, ancora ignara, gioisce alla vista di Arsace e non comprende la sua ritrosia, ma quando questi gli porge la lettera rivelatrice, la gioia si muta in orrore e in desiderio di espiazione: la regina chiede al figlio che la uccida e vendichi in tal modo il padre. L’affetto filiale prevale però sullo spirito di vendetta e Ninia si getta fra le braccia della madre: promette che sarà Assur l’unico a essere punito. La speranza di poter essere perdonata, tuttavia, pare a Semiramide irrealizzabile.

E’ l’ora del tramonto. Assur è in una parte remota della reggia, attigua al mausoleo di Nino e medita di prendere il potere con la forza, ma i suoi congiurati vengono a dirgli che Oroe ha aizzato il popolo contro di lui e che dunque i suoi disegni sono destinati a fallire. Nonostante ciò, Assur vuole comunque uccidere Arsace. S’avvia quindi - atto sacrilego - a penetrare la tomba di Nino, ma terribili visioni lo respingono. Lo spavento non dura molto. Rianimatosi, Assur entra risoluto nel mausoleo. Mitrane, che ha assistito di nascosto alla scena, corre ad avvertire la regina.

Frattanto, accortisi che qualcuno vuole profanare la tomba del re, i Magi scendono armati nel sotterraneo del mausoleo di Nino; quindi si nascondono fra le volte, pronti a intervenire. Poco dopo, guidato da Oroe, scende anche Ninia. Il giovane chiede dove sia la vittima da immolare e il sacerdote risponde che un dio la sta conducendo. Dal lato opposto della sala arriva Assur; dal fondo, Semiramide, che si arresta ai piedi della tomba di Nino. Immersi nell’oscurità, Semiramide, Ninia e Assur sentono venir meno il coraggio, quand’ecco che la voce di Oroe ordina a Ninia di colpire. Ma mentre il giovane vibra il colpo nel buio per ferire Assur, sua madre si fa avanti e lo prende su di sé, riscattando l’antica colpa.

Magi e guardie munite di fiaccole disarmano e arrestano Assur, che riconoscendo Ninia in Arsace, è vinto dalla rabbia e dallo scorno: che il figlio di Nino diventi re è per il principe assiro peggio della morte. Quale feroce esultanza prova in compenso nell’indicare al figlio la madre spirante! Ninia, sconvolto da quanto ha compiuto, vorrebbe uccidersi; Oroe però lo trattiene e il popolo, felice che la volontà divina si sia compiuta e l’Assiria sia finalmente liberata, lo conduce in trionfo acclamandolo nuovo re.