Formula e metodo

Alle vicende istituzionali si affianca la ultratrentennale sperimentazione della formula "musicologia più teatro": essa è in pratica la storia di un autentico viaggio collettivo alla riscoperta dei capolavori rossiniani dimenticati, intrapreso assieme al pubblico degli appassionati.

Caratteristica del Festival è diventata infatti una speciale atmosfera che, oltre a stimolare il lavoro sul palco e dietro le quinte, finisce per coinvolgere gli stessi spettatori nel clima di tesa solidarietà che lega fra loro artisti, musicologi, maestranze, organizzatori e tecnici, ciascuno dei quali si sente protagonista di una singolare, rara avventura culturale.

 

In questo clima si è affermato un metodo di lavoro basato sull'attività parallela di musicisti, musicologi e operatori teatrali: i problemi di palcoscenico vengono affrontati contestualmente a quelli specifici della partitura, mentre gli studiosi mettono a punto le soluzioni musicologiche partecipando attivamente alle prove in sala. Fondamentale è il contributo dell'Accademia Rossiniana, seminario permanente di studio sui problemi dell'interpretazione rivolto ai professionisti dello spettacolo.

 

Anno dopo anno, è apparso evidente che via via che procede il recupero teatrale delle partiture dimenticate, i problemi della loro esecuzione musicale e messinscena moderne diventano sempre più numerosi e complessi. Per questo la strategia del Festival prevede, accanto alla riscoperta del repertorio operistico sconosciuto di Rossini - cui è venuta ad aggiungersi, dal 1990, l'esplorazione di tutta la produzione cameristica - lo studio sistematico dei problemi legati alla restituzione ad un pubblico contemporaneo di un teatro basato su un codice espressivo così antico e apparentemente inattuale. Tutto ciò ha consentito il progressivo superamento della falsa immagine legata a un'idea di ortodossia rossiniana rigida e museale, e favorito invece la nascita di un luogo di discussione e ricerca, oltre che di incontro di idee e progetti.

 

Accanto a partiture classiche del catalogo rossiniano (come L'Italiana in Algeri, Semiramide, Tancredi, Guillaume Tell, La Cenerentola e altre), ricondotte alla lezione autentica dai musicologi della Fondazione Rossini, il Festival vanta anche un lungo elenco di titoli sconosciuti, restituiti in allestimenti importanti, accolti ogni volta da critica e pubblico come autentici eventi della cultura.

Si possono citare fra questi Il viaggio a Reims, Maometto II, La donna del lago, Mosè in Egitto, Edipo a Colono, Ermione, Bianca e Falliero, Armida, Ricciardo e Zoraide, Adina, Zelmira, Matilde di Shabran, Sigismondo, Demetrio e Polibio, partiture dimenticate che da Pesaro hanno ripreso il volo per i teatri di tutto il mondo. Culmine di questa esplorazione sistematica del "sommerso" rossiniano è stato il recupero de Il viaggio a Reims, la leggendaria partitura svanita nel nulla dopo la prima rappresentazione del 1825, senza neppure la traccia di copie manoscritte. Il fortunoso ritrovamento e la sua restituzione a Pesaro nel 1984 con la direzione di Claudio Abbado vengono considerati uno degli eventi musicali più importanti del secolo. La sempre maggiore presenza di opere rossiniane nei cartelloni internazionali è la miglior testimonianza del decisivo contributo dato dal Festival pesarese alla Rossini-renaissance.